La MOSTRA “LEGÀMI”

DAL 4 AL 27 OTTOBRE 2024


“Legàmi” non è solo il tema dell’edizione 2024 del PISTOIA VISIONI, ma è anche il titolo della mostra del Festival, patrocinata dal Comune di Pistoia, che esplora l’intreccio complesso e multiforme delle relazioni umane.

Attraverso l’obiettivo di quattro fotografi emergenti , “Legàmi” rivela le connessioni invisibili che uniscono individui, famiglie, comunità e culture. Le immagini esposte catturano momenti di intimità, solidarietà, conflitto e riconciliazione, offrendo uno sguardo profondo sulle dinamiche che definiscono la nostra esperienza collettiva.

Le fotografie spaziano da ritratti intimi a scene di vita quotidiana, da rappresentazioni astratte a narrazioni documentaristiche, creando un mosaico visivo che invita lo spettatore a riflettere sul significato dei legami nella propria vita. Ogni opera esposta non è solo una testimonianza visiva, ma anche un invito a considerare la complessità delle nostre interazioni e a riconoscere la bellezza e la fragilità delle connessioni che ci sostengono.

“Legàmi” si articola in diverse sezioni tematiche che affrontano vari aspetti delle relazioni umane: i legami familiari, l’amicizia, l’amore, le relazioni intergenerazionali e quelle interculturali. Ogni sezione è curata con attenzione per guidare lo spettatore in un viaggio emozionale attraverso le sfaccettature della vita umana, rivelando storie universali di gioia, dolore, crescita e cambiamento.

La mostra non si limita a essere un’esposizione di immagini, ma giunge al termine di una serie di eventi collaterali, tra cui incontri con gli autori e dibattiti con nomi affermati della Fotografia, per approfondire il dialogo su come le fotografie possano contribuire a una maggiore comprensione e consapevolezza dei legami che formano la trama della nostra esistenza.

“Legàmi” è un invito a guardare oltre la superficie delle immagini, a scoprire le storie nascoste e a riconoscere l’importanza delle connessioni che ci rendono umani.

dove & quando

1ª edizione

Pistoia Visioni

Festival di Fotografia

Pistoia

Mostra “LEGÀMI”

04/10   

 –  27/10

2024     

Sale Affrescate     

Palazzo del Comune     

Piazza Duomo 1, Pistoia


FEDERICO ARCANGELI

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SPLINTERS

Like splinters

We float wandering, insecure

Shreds of memories

thoughts

actions

places

Time.

Come schegge

Fluttuiamo erranti, insicuri

Brandelli di ricordi

di pensieri

di azioni

di luoghi

tempo.

Ho sempre utilizzato la fotografia per raccontare qualcosa, che fosse un luogo, un volto, un momento, una sensazione. Scatto dopo scatto ho capito che in realtà stavo raccontando di me: ciò che amo, ciò che odio, i miei sentimenti. Ho deciso di non limitarmi, di lasciarmi guidare dalla fotografia stessa. Nessun luogo, nessuna città, nessuna pretesa di raccontare un evento o di dare risposte a cui aggrapparsi. Solo il desiderio di comunicare, usando la fotografia come linguaggio.

A FEW LITTLE THINGS

you’ve got to learn to appreciate the little things
in life;

like a good cup of coffee, or a
fresh-smelling flower,
or the smile of

a stranger
as you pass on the streets.

the world is a monumental beast, frightening and discouraging, but
in small doses, it is
the most beautiful thing you’ll ever discover.

devi imparare ad apprezzarele piccole cosenella vita;

come un buon caffè,

o unfiore fresco,o il sorriso

diuno sconosciutomentre passisulle strade.

il mondo è una bestia monumentale, spaventoso e scoraggiante, ma
a piccole dosi, è
la cosa più bella che mai scoprirai.

Le persone sono sempre state nelle mie foto. Ero ossessionato dalla gente per strada e in qualche modo lo sono ancora.

Recentemente però il mio sguardo è stato sostenuto da qualcos’altro. Da cose che probabilmente in passato avrei ignorato. Qualcosa è cambiato, forse nel mondo o forse dentro di me, ma ora il mio sguardo si sofferma su questi piccoli momenti, cogliendone la bellezza.

Camminiamo, maciniamo i ciottoli sotto i piedi, prendiamo voli per raggiungere i luoghi più lontani sperando di trovare qualche risposta. Forse però tali risposte sono sempre state accanto a noi, nascoste in poche piccole cose.

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CHIARA ARTURO

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RADURE

radura s. f. [der. di rado1]. – Zona dove gli elementi che formano un insieme compatto si fanno radi o più radi: c’è una r. nel tessuto, nel panno; una r. nei capelli, nella barba, nel pelo. Più spesso, e con sign. specifico, spazio di terreno, per lo più prativo, privo o quasi di alberi: accamparsi in una r.; Nel pino solo in mezzo alla r. (Pascoli); la r. era un lenzuolo di erba bassa attorno a un noce (Maurizio Maggiani).

[dal Vocabolario Treccani]

Nel tentativo di leggere ed esplorare il concetto di relazione dopo l’evento traumatico collettivo causato dalla pandemia di Covid-19, partendo dalla lettura di Chthulucene di Donna Haraway, mi prepararo a guardare il mondo in un’ottica in cui le relazioni possano diventare altro e generare parentele multispecie, terrestri e acquatiche, diffuse e orizzontali. Trame complesse, fragili e cosmogoniche.

 

«Gli esseri tentacolari non sono figure incorporee: sono celenterati, ragni, esseri dotati di dita come gli umani e i procioni, sono polpi, meduse, sfarzi neurali, entità fibrose, esseri flagellati, fasci di miofibrilla, grovigli infeltriti microbici e micotici, rampicanti che si allungano, radici che si gonfiano, viticci che si arrampicano e si protendono in avanti. […] La tentacolarità è una vita vissuta lungo le linee – tantissime linee – e non nei punti, non nelle sfere. “Gli abitanti del mondo, creature di ogni tipo, umane e non-umane, sono viandanti”; le generazioni sono come “una serie di sentieri intrecciati”. Tutte figure di filo».

(DH)

Prendo in prestito la metafora boschiva della radura in Heiddeger (la Lichtung) e immagino così visioni disvelate, distese e grovigli, mondi e modi inesplorati, nuove forme di interazione, tessiture senza bordi, reti. Provo a pensare la nuova dimensione del viaggio e dello stare insieme, le traiettorie che si verranno a creare, cosa significherà la distanza. Come si potrà ristabilire dei luoghi di rifugio, imbrigliare temporalità e spazialità, accettando la catastrofe, uscendo dall’eccezionalismo umano e abbandonando l’ottica antropocenica.


MATTEO FENILI

STORIE DI FAMIGLIA

Una raccolta di brevi storie personali dove testi e fotografie si mescolano a memorie e immaginazione per ricostruire alcune vicende familiari.

Favole lontane nel tempo ma profondamente reali e vicine che raccontano di relazioni, identità, legami di una famiglia che a volte protegge e a volte soffoca.

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ANNA RATAJCZYK

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LETTERS FROM HOME

Dopo la scomparsa prematura dei miei genitori, ho ereditato la loro casa, custode dei segreti.

Rivedendola oramai vuota di suoni, lontana, sono stata inondata, sommersa da una marea di ricordi.

Il passato, come enormi masse d’acqua che colpiscono le pareti dell’anima, è riapparso scagliandosi con veemenza sulla fragile struttura dei corridoi che conducono a mondi lontani: dentro stanze familiari, oggetti domestici, reliquie dell’infanzia.

Ho trovato vecchie diapositive le testimonianze delle vite precedenti: luoghi, volti, sguardi, lontane presenze.

Per un attimo sovrappongo il passato con il presente, proiettando le diapositive, e immergendomi nel tempo finito dove la luce continua ad esistere.

Succede che la mappa dei nostri ricordi non corrisponde più alle geografie del presente; ci accorgiamo che cresciamo davvero, travolti da una sensazione straniante di non appartenere più a nessun luogo, nessun tempo, e che la casa che lasciamo alle spalle continua a vivere dentro di noi, affonda le radici sottili nella terra di mezzo, migra in nessun dove.

SAIKO

Cosa succede quando l’attesa diventa un viaggio?

Lontano diventa vicino, tutto quello che riesco a ricordarmi, tutto quello che si annida sotto le palpebre sento che deve essere raccontato.

Saiko, ti regalo i piccoli ritagli del mio tempo: il movimento silenzioso, il procedere a piccoli passi attraverso porte semichiuse o semiaperte, finestre appannate dove lo sguardo cerca di mettere a fuoco le tracce del passato.

Ogni foto è un ticket, un biglietto pronto per essere convalidato.
Come sarà il nostro incontro? Come ti racconterò 4.015 albe, tramonti passati? Cosa faremo? Ci sarà una stretta di mano, un inchino, un abbraccio caloroso? Ci siederemo intimidite aggiustando ciocche di capelli che scendono sulla fronte? Ci guarderemo con curiosità scrutando ogni parte dei nostri volti cercando i segni del tempo passato?

Raccontami cosa è cambiato nella tua vita, cosa resta di noi con il passar delle ore, al calar della sera. Cosa accade nel tempo che passa e negli spazi vuoti dell’attesa?

Saiko è la storia di un viaggio mai avvenuto, un incontro mancato che è diventato attesa. Questo tempo sospeso si manifesta a ogni pensiero in uno spazio limitato prendendo la forma di una polaroid.

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GLI AUTORI

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FEDERICO ARCANGELI

Federico Arcangeli, nasce a Rimini nel 1983 dove lavora come infermiere in terapia intensiva. Si avvicina alla fotografia all’età di 30 anni, quando trovando una vecchia Pentax Me Super del padre ne rimane folgorato.

Da li a poco costruisce la propria camera oscura dove sviluppa e stampa i propri scatti. É per strada però che Federico ama passare il proprio tempo, fotografando quello che incontra sul suo cammino. Nascono così i suoi primi progetti che ottengono diversi riconoscimenti.

Nel 2015 “Summer Attitude” ê finalista al premio Marco Pesaresi.
Nel 2019 pubblica il suo progetto “Pleasure Island” per Penisola Edizioni.
Nel 2021 “Summer Attitude” viene pubblicato per NFC Edizioni.
A fine 2019 inizia a lavorare al suo nuovo progetto “Splinters” , che ha profondamente cambiato il suo modo di approcciarsi alla fotografia.
Nel 2022 il lavoro diviene un libro pubblicato dalla casa editrice 89Books.

I suoi lavori sono stati esposti ed esibiti in Inghilterra, Stati Uniti, Russia, Germania, Spagna, Irlanda e Italia e pubblicati su magazines e piattaforme d’arte nazionali ed internazionali.

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CHIARA ARTURO

Chiara Arturo (Ischia – NA, 1984) è un‘artista visiva che lavora principalmente con la fotografia. Di formazione architetto, allieva del fotografo Antonio Biasiucci, incentra la sua ricerca personale su insularità, elemento acqua, confine, Mediterraneo, vulnerabilità, ricordo, materia e percezione spaziale in relazione alla costruzione dell‘immaginario.

Partendo da un‘indagine introspettiva, con metodo cartografico, lavora per accumulo e per molti anni sugli stessi soggetti.

Dal 2018 co-cura Progetto Vicinanze, sul Mediterraneo come luogo dell’attraversamento e la condivisione come pratica artistica. È stata selezionata per varie residenze d’artista (BoCs Art, The Photo Solstice, Falìa, MACRO Asilo, fotosintesi) ed è risultata finalista a vari premi tra cui il Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee; i suoi lavori sono stati esposti in mostre personali e collettive in gallerie, festival di fotografia, musei e fiere del settore e fanno parte di alcune collezioni di arte contemporanea tra cui la Collezione Imago Mundi Benetton.

Vive e lavora tra l‘isola d‘Ischia e la Toscana.

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MATTEO FENILI

Matteo Fenili è un tipografo e fotografo.

Da sempre incuriosito dalle arti visive, fotografa da circa 10 anni.

Attraverso collaborazioni e ricerche personali cerca di indagare le relazioni umane, la memoria, il ruolo delle immagini.

Utilizza la fotografia come una chiave per aprire porte, un mezzo per avvicinarsi a quello che non conosce.

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ANNA RATAJCZYK

Nata in Polonia, ha studiato pedagogia e fotografia. Dopo la laurea si è trasferita in Italia, attualmente vive e lavora a Livorno.

Nel 2017 ha iniziato a collaborare con Egg Visual Art, un collettivo di artisti attivi in progetti d’arte contemporanea, curatela e progettazione mostre. Nello stesso periodo ha studiato incisione calcografica presso la Fondazione d’Arte Trossi Uberti.

Nel 2019 ha intrapreso il percorso formativo presso la Fondazione Studio Marangoni a Firenze.

Bivi nel percorso e perdite inaspettate hanno aperto la strada a una rinnovata consapevolezza. La continua ricerca di equilibrio ha dato linfa e parole nuove ai suoi soggetti segnando un diverso rapporto con l’arte e la fotografia.